Presentazione libro “Il Culto di San Giuseppe in Eboli”

Leggere e documentarsi attraverso i libri su quella che è la storia di Eboli, scritti dal Cav. Giuseppe Barra è sempre qualcosa che suscita grande interesse per il lettore, in quanto egli riesce a trasmettere in modo del tutto oggettivo quelli che sono i fatti storici che si riconducono al soggetto trattato. In questa occasione ho avuto modo di poter leggere e analizzare il libro “Il culto di San Giuseppe in Eboli”, testo molto affascinante che ripercorre la figura e il culto del santo dai tempi antichi fino ad Oggi. La figura di San Giuseppe, marito di Maria e padre putativo di Gesù è stata da sempre molto controversa, in quanto nei testi sacri è citata solo in alcuni passaggi e non vi è chiarezza ne su quale fosse la sua reale età, ne su quale fosse il suo reale lavoro. Come lo stesso Barra scrive: “Giuseppe di professione faceva il téktòn….titolo generico che veniva usato per operatori impegnati in attività economiche legate all’edilizia”, quindi non un semplice falegname, ma qualcosa di diverso. Dibattuta è anche la sua figura in quanto sembrerebbe che egli avesse avuto un altro matrimonio e altri figli prima del matrimonio con Maria. Nel corso del tempo il culto di San Giuseppe non decollò prima dell’anno mille grazie ai monaci benedettini che iniziarono a celebrarlo intorno al 1030. Da allora ci fu un susseguirsi di riti e funzioni in nome del santo fino a quando il papa Gregorio VI la rese obbligatoria nel 1621. Il culto era considerato festività il Italia fino al 1977. La sua ricorrenza ricade il 19 Marzo e tutto il mese è dedicato al santo. In Italia vi sono molte chiese dedicate a lui, tra le quali ricordiamo le basiliche minori di Roma, Brescia, Bisceglie (BA) e Seregno (MI). Ad Eboli le prime testimonianze del santo le si possono ritrovare nella Chiesa di Santa Maria delle Pietà, dove si trovava una raffigurazione del santo risalente al 1511. Varie raffigurazioni e statue nel corso del tempo sono state realizzate in varie chiese e cappelle, ma quella più importante resta il quadro di Giuseppe Avallone in Santa Maria della Pietà del 1918. In Eboli troviamo la cappella di San Giuseppe all’Aversana e la Chiesa di San Giuseppe, già santa Caterina. Vi sono poi i ruderi della cappella di San Giuseppe a Montedoro e vi è testimonianza scritta di una cappella di San Giuseppe al Pennino, distrutta dall’uomo negli anni ’60 del secolo scorso. La chiesa di San Giuseppe all’Aversana fu edificata nel 1683, ed era a singolo altare e molto più piccola di adesso. Nel corso del tempo questa venne ampliata e furono aggiunti altri 2 altari. Alcuni anni dopo dei lavori di ristrutturazione del 1875, la chiesa fu posta sotto la giurisdizione parrocchiale dei SS. Giuseppe e Fortunato. Edificata nel 1173, la chiesa parrocchiale di Santa Caterina è una delle più antiche chiese di Eboli. Nel corso degli anni la chiesa ricevette numerose visite da parte di uomini di prestigio dell’epoca, i quali alcuni di questi finanziarono opere di restauro o di costruzione per devozione, fino ai giorni nostri in cui nel 1943 a causa della seconda guerra mondiale questa venne distrutta. La chiesa di S. Caterina fu riaperta al pubblico il 5 Febbraio del 1977 e dedicata al culto di San Giuseppe. Come scritto da Barra: “Questa è lunga 10 metri e larga 6 ed è priva di altari. Dietro alla Mensa c’è una nicchia nel quale vi è una statua del Bambino Gesù sovrastante al globo terraqueo. Negli angoli frontali vi sono due nicchie ove alla destra del visitatore c’è la statua lignea di S. Giuseppe e all’altro lato la statua cartapesta della Madonna della Candelora. Un quadro di Luigi e Alfonso Scarpa del 1977 raffigurante la Martire Caterina è posto sulla parete frontale, mentre alla destra di chi entra c’è in nicchia la statua cartapesta di S. Lucia e frontalmente un quadro di Sant’Aniello di Agnello, opera di Alfonso Scarpa”. Delle Altre due cappelle purtroppo ne abbiamo solo dei resti, ovvero nel caso di San Giuseppe a Montedoro, eretta intorno al 1722 per volere di Don Leonardo de Lustria, il quale viene ricordato per essere stato tra i primi ad aver introdotto il culto di San Giuseppe in Eboli e aver fondato la congrega dedicata al santo, e solo tracce scritte nel caso della cappella di San Giuseppe al Pennino distrutta per volere dell’uomo negli anni 60. Come detto quindi, dal 1721 esiste la congrega di San Giuseppe, che opera tutt’ora nel territorio e dal 1977, anno della ricostruzione della chiesa di Santa Caterina, la sede della congrega si trova li. Tradizionalmente la sera del 19 Marzo vengono accesi dei falò con la legna in simbolo di festa e di rinnovamento della natura, infatti la festa ricade proprio alla fine dell’inverno. A tal proposito il legname viene accatastato attorno ad un palo al cui estremo viene messa la figura di un vecchio che simboleggia l’inverno che sta per finire. Il fuoco ha quindi il duplice scopo di purificare e di scacciare via gli spiriti maligni. Queste tradizioni sono molto diffuse anche in altri paesi italiani e delle nostre zone. Alcuni accendono i falò durante la festa di Sant’Antonio Abate, che invece simboleggia la vittoria del santo contro il demonio. Il rito può essere quindi ricondotto ad un antico rito dell’uomo legato alla fertilità , infatti come lo stesso Barra scrive: “bruciando la legna si brucia l’uomo vecchio per dare spazio all’uomo nuovo”, ciò perché la cenere veniva poi usata a mo di buon augurio nel terreno, in quanto derivava dal fuoco di San Giuseppe. Altri invece ricollegano invece questo rito alla figura di San Giuseppe Falegname che, a fine inverno, come scrive Barra:”…ripuliva la falegnameria e non servendogli più la legna da ardere per riscaldare la casa, accendeva un gran fuoco che illuminava la notte..”.